Consenso di Ginevra Firma l’appello
GINEVRA 2020 CONSENSO DI GINEVRA

Ginevra · 22 ottobre 2020

Per la salute della donna
e il rafforzamento della famiglia

Quarantuno nazioni unite attorno a quattro impegni: la salute della donna, la tutela di ogni vita umana, la famiglia e la sovranità di ogni popolo sulle proprie leggi. L’Italia non l’ha ancora firmata.

41Nazioni firmatarie
~2 mldPersone rappresentate
4Pilastri
2020Anno della firma

I quattro pilastri

Su che cosa si sono trovate d’accordo

Salute della donna

«Completo benessere fisico, mentale e sociale»: istruzione, risorse economiche, partecipazione politica, gravidanza e parto sicuri.

Tutela della vita

«Ogni essere umano ha il diritto innato alla vita»: protezione del valore intrinseco di ogni vita umana, prima come dopo la nascita.

Famiglia

«Il nucleo naturale e fondamentale della società», con diritto alla protezione dello Stato; cure speciali per maternità e infanzia.

Sovranità nazionale

Nessun diritto internazionale all’aborto: ogni nazione decide le proprie leggi attraverso il proprio processo legislativo.

Che cos’è

Un documento politico, non un trattato

La dichiarazione nasce su iniziativa del Segretario di Stato americano Mike Pompeo durante la prima amministrazione Trump, con sei paesi co-sponsor: Stati Uniti, Brasile, Egitto, Ungheria, Indonesia e Uganda.

Doveva essere firmata a Ginevra — da cui il nome — ma le restrizioni per il COVID trasformarono la cerimonia in un evento virtuale, il 22 ottobre 2020. È stata poi presentata all’Assemblea generale dell’ONU il 2 dicembre dello stesso anno.

Non è un trattato e non crea obblighi giuridici: il suo peso è politico e diplomatico. Costruisce una coalizione di governi che nei consessi internazionali parlano con una voce sola su vita, famiglia e sovranità sanitaria.

Da giugno 2026 il Segretariato è tenuto dagli Stati Uniti presso il Dipartimento della Salute, e la dichiarazione resta aperta all’adesione di nuovi paesi.

«Individualmente siamo forti, ma insieme siamo più forti.»
Dalla chiusura della dichiarazione

Cronologia

Sei anni di adesioni e ritiri

L’elenco dei firmatari non è mai stato fermo: cambia con i governi che lo compongono. I passaggi principali.

  1. La firma

    Cerimonia virtuale co-presieduta da Pompeo e dal Segretario alla Salute Azar: sei co-sponsor e una trentina di paesi firmatari.

  2. All’ONU

    La dichiarazione viene formalmente presentata all’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

  3. Gli Stati Uniti escono

    Washington si ritira con l’amministrazione Biden.

  4. La Russia aderisce

    Nuovi Stati subentrano nella coalizione.

  5. Tre ritiri

    Colombia, Brasile e Polonia escono con i nuovi governi; il Guatemala subentra come co-sponsor.

  6. Gli Stati Uniti rientrano

    Con la seconda amministrazione Trump, quattro anni dopo il ritiro.

  7. Il Segretariato

    Gli Stati Uniti assumono il Segretariato della dichiarazione, con annuncio congiunto Kennedy–Rubio.

  8. Quarantuno

    L’Argentina aderisce sotto il governo di Milei, portando i firmatari al numero attuale.

Firmatari

Chi ha sottoscritto la dichiarazione

Quarantuno Paesi a oggi. Il baricentro è africano e mediorientale; in Europa restano Ungheria, Bielorussia, Russia e Georgia. Passa il dito sulla carta per i nomi.

United States of AmericaKazakhstanIndonesiaArgentinaDem. Rep. CongoKenyaSudanChadHaitiRussiaBrazilColombiaGuatemalaSenegalBeninNigerCameroonGuineaBurkina FasoCentral African Rep.CongoZambiaeSwatiniBurundiGambiaUnited Arab EmiratesQatarKuwaitIraqOmanPakistanBelarusPolandHungaryGeorgiaParaguaySaudi ArabiaEgyptLibyaDjiboutiUgandaS. Sudan
Firmatari (41) Ritirati (3) Bahrein e Nauru, troppo piccoli per la scala della carta, sono segnati con un punto.
  • Argentina2026
  • Arabia Saudita
  • Bahrein
  • Benin
  • Bielorussia
  • Burkina Faso
  • Burundi
  • Camerun
  • Ciad
  • Congo
  • EgittoPromotore
  • Emirati Arabi Uniti
  • Eswatini
  • Gambia
  • Georgia
  • Gibuti
  • Guatemala
  • Guinea
  • Haiti
  • IndonesiaPromotore
  • Iraq
  • Kazakistan
  • Kenya
  • Kuwait
  • Libia
  • Nauru
  • Niger
  • Oman
  • Pakistan
  • Paraguay
  • Qatar
  • Rep. Centrafricana
  • Rep. Dem. del Congo
  • Russia2021
  • Senegal
  • Stati UnitiRientrati
  • Sud Sudan
  • Sudan
  • UgandaPromotore
  • UngheriaPromotore
  • Zambia
  • BrasileUscito 2023
  • ColombiaUscita
  • PoloniaUscita

La Dichiarazione

Il testo, in italiano

Traduzione non ufficiale. Le citazioni interne rimandano a documenti ONU già sottoscritti dalla comunità internazionale, dalla Dichiarazione universale dei diritti umani alla Piattaforma di Pechino.

Dichiarazione del Consenso di Ginevra

sulla promozione della salute della donna e il rafforzamento della famiglia

Noi, ministri e alti rappresentanti dei Governi, avendo inteso riunirci a margine dell’Assemblea mondiale della sanità 2020 a Ginevra, in Svizzera, per esaminare i progressi compiuti e le sfide aperte nel garantire il diritto al più alto standard di salute raggiungibile per le donne; per promuovere il contributo essenziale delle donne alla salute, la forza della famiglia e di una società prospera e fiorente; e per affermare la priorità essenziale della protezione del diritto alla vita, impegnandoci a sforzi coordinati nei consessi multilaterali; nonostante l’impossibilità di incontrarci a Ginevra a causa della pandemia globale di COVID-19, in solidarietà, noi:

  1. Riaffermiamo che «tutti sono eguali dinanzi alla legge» e che «i diritti umani delle donne sono parte inalienabile, integrale e indivisibile di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali»;
  2. Sottolineiamo «l’eguale diritto di uomini e donne al godimento di tutti i diritti civili e politici», così come di quelli economici, sociali e culturali; gli «eguali diritti, opportunità e accesso alle risorse, l’eguale condivisione delle responsabilità familiari tra uomini e donne e una collaborazione armoniosa tra loro, essenziali per il loro benessere e quello delle loro famiglie»; e che «donne e ragazze devono godere di pari accesso a un’istruzione di qualità, alle risorse economiche e alla partecipazione politica, nonché di pari opportunità con uomini e ragazzi nel lavoro, nella leadership e nei processi decisionali a ogni livello»;
  3. Riaffermiamo l’intrinseca «dignità e il valore della persona umana», che «ogni essere umano ha il diritto innato alla vita» e l’impegno «a consentire alle donne di attraversare in sicurezza gravidanza e parto e a offrire alle coppie la migliore possibilità di avere un bambino sano»;
  4. Sottolineiamo che «in nessun caso l’aborto dovrebbe essere promosso come metodo di pianificazione familiare» e che «qualsiasi misura o cambiamento relativo all’aborto all’interno del sistema sanitario può essere determinato solo a livello nazionale o locale secondo il processo legislativo nazionale»; riaffermiamo che «il bambino… necessita di particolari salvaguardie e cure… prima come dopo la nascita»;
  5. Riaffermiamo che «la famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto a essere protetta dalla società e dallo Stato»; che «la maternità e l’infanzia hanno diritto a cure e assistenza speciali»;
  6. Riconosciamo che «la copertura sanitaria universale è fondamentale per il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile» e che «la salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non la semplice assenza di malattia o infermità»;
  7. Riaffermiamo «l’importanza della titolarità nazionale e il ruolo e la responsabilità primari dei governi a ogni livello nel determinare il proprio percorso verso la copertura sanitaria universale, in accordo con i contesti e le priorità nazionali».

Inoltre, noi rappresentanti delle nostre nazioni sovrane dichiariamo, in reciproca amicizia e rispetto, il nostro impegno a lavorare insieme per:

  1. Assicurare il pieno godimento di tutti i diritti umani e pari opportunità per le donne a ogni livello della vita politica, economica e pubblica;
  2. Migliorare e garantire l’accesso delle donne alla salute e ai progressi dello sviluppo, inclusa la salute sessuale e riproduttiva, che deve sempre promuovere una salute ottimale — il più alto standard di salute raggiungibile — senza includere l’aborto;
  3. Riaffermare che non esiste alcun diritto internazionale all’aborto, né alcun obbligo internazionale a carico degli Stati di finanziare o facilitare l’aborto, coerentemente con il consolidato consenso internazionale per cui ogni nazione ha il diritto sovrano di attuare programmi e attività conformi alle proprie leggi e politiche;
  4. Rafforzare la capacità dei nostri sistemi sanitari e mobilitare risorse per attuare programmi di salute e sviluppo che rispondano ai bisogni di donne e bambini in situazione di vulnerabilità;
  5. Promuovere politiche di salute pubblica a favore di donne, ragazze e famiglie, anche costruendo capacità sanitaria e mobilitando risorse nei nostri paesi;
  6. Sostenere il ruolo della famiglia come fondamento della società e fonte di salute, sostegno e cura;
  7. Impegnarci in tutto il sistema delle Nazioni Unite per realizzare questi valori universali, riconoscendo che individualmente siamo forti, ma insieme siamo più forti.
Traduzione non ufficiale. Il testo originale inglese, con le note alle fonti ONU, è pubblicato dal Segretariato.

E l’Italia?

Un posto ancora vuoto

L’Italia non ha mai firmato la Dichiarazione del Consenso di Ginevra.

La dichiarazione resta aperta a nuove adesioni: qualsiasi governo può sottoscriverla rivolgendosi al Segretariato presso il Dipartimento della Salute degli Stati Uniti. In Europa l’Ungheria è oggi l’unico Stato membro dell’Unione ad averla firmata.

Questo sito sostiene l’adesione dell’Italia alla coalizione delle 41 nazioni firmatarie.

Firma l’appello

Appello per una politica di prevenzione dell’aborto

Petizione promossa dall’European Centre for Law and Justice (ECLJ, Strasburgo).

31.463firme raccolte · dato ECLJ

La raccolta firme avviene sul sito dell’ECLJ, che è titolare del trattamento dei dati. Questa pagina non raccoglie né trasmette alcun dato personale.

Firma sul sito ECLJ →

Risorse

Dove approfondire